Giffoni 2016: The Violin Teacher e Mellow mud

(ringraziamo Mauro Cesaretti per l’articolo)

 

“The Violin Teacher” narra la storia di un violinista, di nome Laerte, intento da anni a prepararsi per entrare nella OSESP, la più importante orchestra sinfonica sudamericana. La sua umile famiglia si aspetta molto da lui. All’audizione però, la tensione è troppo alta e, vittima di una crisi nervosa, non riesce a suonare. Senza soldi né alternative, Laerte è costretto ad insegnare musica nella scuola pubblica di Heliopolis, il ghetto più grande e violento di San Paolo. In questo ambiente ostile, due ragazzi, però, si distinguono per il loro talento: Samuel, determinato e disciplinato, e VR, piantagrane coinvolto in un complotto per la falsificazione di carte di credito. Laerte sperimenta la brutalità della realtà, ma a poco a poco conquista la fiducia degli studenti e della comunità, e comincia a fare lezione in modo anticonvenzionale. Riacquista il piacere di suonare e instaura un rapporto speciale con Samuel. Ma quando tutto sembra andare per il meglio, Laerte viene a sapere di una nuova audizione e deve scegliere tra le prove e le lezioni. La scelta non è semplice e il maestro rimanda a lungo la decisione, ma alla fine abbandona la scuola.

 

“Il film è tratto da una storia vera!” racconta il regista Sérgio Machado in sala, “Questa storia è stata scelta dal produttore ed io ho dato tutto me stesso per poter esaltare le persone che fanno del bene per il Brasile inseguendo i propri sogni e aiutando i giovani ad inseguire il loro sogno!”.

Non volendo cadere in qualche cliché, Manchado dice di aver cercato di calarsi nel protagonista riscoprendo emozioni forti.
“Inoltre sono figlio di musicisti e ho trascorso parte della mia infanzia circondato da un’orchestra. Mio padre suonava la tuba e il pianoforte, e mia madre era fagottista dell’orchestra Sinfonica OSESP dell’Università di Bahia. Erano entrambi studenti e non potevano permettersi una bambinaia, così sono cresciuto tra gli strumenti ascoltando musica classica. Ho anche studiato il pianoforte e il violino, ma non ho mai preso lo studio sul serio per la mia mancanza di talento musicale. Il film ha riportato a galla molti ricordi che erano sbiaditi ed è, senza dubbio, un omaggio ai miei genitori!”.

 

La carriera da regista di Sergio Manchado è iniziata da ragazzo e non ho mai considerato la possibilità di fare qualcos’altro.

Conclude con un aneddoto dicendo: “Negli ultimi due anni, la musica è riemersa come parte della mia vita. Quando mio figlio che ha 10 anni, dopo una visita al set di The Violin Teacher, mi ha chiesto di imparare a suonare il violino. Ogni giorno sono sempre più impressionato vedendo come migliori la sua disciplina e aumenti la sua autostima grazie alla pratica di uno strumento. Imparando a suonare, Jorge è anche cresciuto ed è cresciuta la sua fiducia. Sta migliorato velocemente e si sta preparando a far parte dell’Orchestra Sinfonica di Heliopolis, quella alla quale è ispirato il film!”.

 

Questo film ha vinto il Gryphon Award per la sezione Generator +16 e in Italia sarà distribuito nel 2017 da Academy Two.

 


 

Mellow Mud è la storia di Raya, una diciassettenne della Lettonia rurale che vive con la nonna e il fratellino Robis. Un’incredibile serie di eventi sconvolge, poi, le loro vite, e la ragazzina si troverà a dover prendere decisioni che anche per una donna adulta risulterebbero difficili da affrontare.

È un film ricco di silenzi, parole mirate e suoni allusivi. La natura che con i suoi suoni tende a fare poesia emozionando gli spettatori con sensazioni forti e angoscianti.

Il titolo del film si riferisce al fango, tanto che l’incipit del film stesso riprende il titolo con una scena di fango. I due ragazzi che camminano sul fango, che poi indica la strada di casa ci da un senso di difficoltà nella vita di questi due fratelli e una serie di eventi potremmo dire che trasforma il fango in una “palude” che a forza di bugie e complicazioni porta a sommergerli di guai.

E’ una film anche di denuncia sociale, anche se il tema principale è la descrizione di una storia incentrata sul personaggio di Raya, dove si mette in risalto la vita rurale lettone e anche la freddezza di certi comportamenti.

 

“Ho immaginato di affrontare questo mondo attraverso gli occhi di una ragazza fragile, che superando ogni ostacolo, è pronta ad affrontare tutto ciò che minaccia il suo vivere. Sono entrato in sintonia col suo idealismo, la sua franchezza, e il suo coraggio; non dovevo far altro che seguirla e, lasciando da parte motti appariscenti e false ambizioni, proporlo allo spettatore nel modo più veritiero possibile” dichiara alla stampa il regista Renars Vimba.

Ed è proprio l’idea di rappresentare la realtà che però può far diventare un buon film, un film noioso e lento, perché non ci sono tagli nei silenzi, non ci sono grandi discorsi e questo porta a gli spettatori occidentali, non abituati ai tempi lunghi, ad annoiarsi e a perdere il significato. Nonostante sia vero, infatti, che nella realtà ci siano anche grandi momenti di silenzio, lunghe inquadrature solo sui vari momenti di quiete sembra eccessivo.

Al termine del film, si può notare una certa ciclicità, ma nel momento in cui tutti si aspettato una rivincita da parte della protagonista, Raya ricade in una morsa reale che ritorna ad insistere sulla drammaticità della vita stessa.

 


 

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